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Come diventare clown, non solo “naso rosso e parrucca gialla”

2021-04-05 08:00

Marica Musumarra

Professione artista, Approfondimento, comicità, magico camillo, emanuele cozzaglio, clown, clownerie, circo,

Come diventare clown, non solo “naso rosso e parrucca gialla”

Tutta la magia della clownerie con Emanuele Cozzaglio, in arte Magico Camillo!

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Alla scoperta dell'arte della risata con Magico Camillo: clown, attore e musicista, attraverso la sua esperienza ci insegna come far fuoriscire il "pagliaccio che è dentro ognuno di noi"!


Con il loro modo di fare, semplice ma ipnotizzante, fanno ridere adulti e bambini da generazioni. Guardare i loro spettacoli è sempre un toccasana, soprattutto quando si ha bisogno di ridere di cuore e, allo stesso tempo, riflettere. Stiamo parlando dei clown, i pagliacci dal naso rosso che si esibiscono sia al circo, sia con spettacoli singoli e che, attraverso le loro sfaccettature, riescono a trasmettere emozioni e sensazioni uniche e irripetibili.

 

Ma cosa spinge una persona a intraprendere questa strada? E soprattutto, come si fa a far fuoriuscire il clown che si ha dentro di sé? Grazie all’esperienza di Emanuele Cozzaglio, in arte Magico Camillo, è possibile capire un po’ meglio la magia che circonda questa figura complessa e straordinaria al tempo stesso!

 

Fare il clown tra vocazione e aspetto pedagogico

 

Emanuele compirà 50 anni quest’anno e, da 10 anni a questa parte, è conosciuto come Magico Camillo, un clown dal passato abbastanza inaspettato: “Dopo aver conseguito il diploma - racconta - ho fatto domanda in polizia e per 20 anni sono stato un agente della polizia di stato, ottenendo il fantomatico posto fisso alla Checco Zalone! Dico sempre a mia figlia che ormai si tratta di una chimera appartenente alle generazioni passate: la chiave di volta per sopravvivere oggi è l’elasticità che, molto spesso, è sinonimo di felicità”.
 

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In occasione del compleanno della sua bambina, infatti, Emanuele le propone di fare il clown per far divertire lei e i suoi compagnetti: “In quel momento mi si è accesa la lampadina - spiega Emanuele - e ho scoperto la mia vera vocazione. Ho mollato un lavoro con uno stipendio sicuro per lanciarmi verso l’ignoto, alla ricerca di me stesso e di quello che avrei voluto veramente essere”. Infatti, si iscrive alla scuola di circo Circomix, in Alto Adige, seguendo un corso biennale in pedagogia del circo: “Ho potuto imparare tantissime nozioni pedagogiche e psicologiche, che si sono rivelate utili per integrare l’insegnamento nei miei spettacoli rendendoli completi e introspettivi”.

Da qui emerge un aspetto quasi nascosto del clown, ovvero la sua capacità di poter trasmettere uno spunto di riflessione attraverso uno spettacolo apparentemente semplice e giocoso. “La mia fortuna è stata quella di nascere come improvvisatore e autodidatta - continua - quindi prima ho iniziato a sperimentare e, solo dopo, mi sono specializzato. Questo per sottolineare come solo l’esperienza possa aiutare a capire in cosa si è realmente bravi; io, ad esempio, ho proseguito con corsi di teatro, circo, clownerie con l’intento di rivolgermi a famiglie e bambini attraverso un approccio molto poetico e delicato”.

 

Magico Camillo non è solo il mago della risata, ma si diletta in tante altro: “Personalmente, uso tantissimo la musica, scritta da me, durante i miei spettacoli - spiega - e questo mi permette di rendere tutto particolare e molto personale. Quello che più amo comunicare al mio pubblico è di essere sempre se stessi, il modo migliore per emergere e farsi notare e ricordare” racconta, sottolineando come valorizzare le proprie specificità lo abbiano portato a essere scelto rispetto a semplici animatori: “So per certo che chi mi chiama è perché vuole proprio me, anzi, vuole magico Camillo!”.
 

"Il principio che mi piace trasmettere è: la felicità sta nelle piccole cose e ognuno di noi è bello perché, anche nel suo piccolo, è unico e speciale"

La terapia della risata

 

Quanto può far stare bene ridere? “Spesso non viene capito - spiega Emanuele - o, comunque, viene sottovalutato. Qualche anno fa, insieme a un’amica, abbiamo fondato una compagnia teatrale presso un centro di salute mentale e ci siamo subito resi conto di quanto la nostra arte sia terapeutica non solo su chi soffre di determinate patologie ma, in generale, su chiunque”. Ecco perché, esattamente come il teatro, anche la clownerie dovrebbe essere prevista nelle scuole, proprio per far sì che fin da piccoli si impari non solo a ridere, ma anche a far ridere gli altri. 
“In questo periodo di pandemia - continua - ho collaborato online con qualche realtà locale, ma niente di che; questo non per sminuire l’efficacia dei social, ma perché i miei spettacoli si basano su un’empatia fisica che Internet non può assolutamente replicare. Ho preferito, quindi, concentrarmi sui miei prossimi spettacoli e dedicarmi alla musica” conclude, lanciando un messaggio molto importante: 

"É difficile automotivarsi quando si ha molto tempo libero, ma è importante darsi regole e limiti e sforzarsi nel compiere piccoli passi per imparare cose nuove, crescere e reinventarsi ogni giorno"

Cosa fare per diventare (o meglio, essere) un clown e distinguersi

 

Attraverso le parole di Emanuele, si scopre un altro aspetto interessante: clown non si diventa, lo si è e bisogna solo tirarlo fuori! “La società ci impone degli schemi che dobbiamo rispettare e seguire per essere accettati - spiega - ma non vieta di sperimentare anche altro, nel frattempo. Il mondo è molto dispersivo ma, al contempo, da la possibilità di compiere esperienze diverse, molte delle quali gratuite, quindi perché non provare? Il risultato è che si comprende in cosa si è realmente bravi e si punta su quello”.
 

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Come per tutte le professioni, infatti, non è tutto oro ciò che luccica e solo toccare con mano può essere illuminante: “Fare il clown non è solo lo spettacolo finale - sottolinea - ma nasconde un mondo (e una fatica) dietro che non è adatto a chiunque. Certo, esistono workshop, stage, corsi e seminari che possono aiutare a perfezionare degli aspetti specifici, ti fanno “assaggiare” quello che poi andrai a fare, ma devi esserne pienamente convinto” conclude, evidenziando come sia necessario provare sulla propria pelle prima di poter decidere se si tratti o meno della strada giusta.

 

E poi, viene il bello: come distinguersi dalla massa, riuscendo a farsi ricordare e scegliere?Il segreto sta tutto nell’individualità - esordisce - quindi per essere particolare devi essere semplicemente te stesso. Basta pensarci un attimo: ognuno di noi è speciale in quanto persona a sé e, automaticamente, diversa da tutte le altre. Bisogna semplicemente valorizzare quell’unicità e trasmetterla al proprio pubblico che, alla fine, ti amerà esattamente per quello che sei” spiega, facendo notare anche come non ci sia un’età giusta o sbagliata per cambiare mestiere, annullare tutto e ricominciare da zero: “A 40 anni ho iniziato a seguire lezioni di danza contemporanea per migliorare il mio movimento - racconta - quindi posso affermare con certezza che, scoprire il clown che è in me, è stato liberatorio e mi ha permesso di trovare il mio posto nel mondo”.
 

“Ho cominciato a fregarmene di tutto.
Io non faccio, io sono.
Io non faccio il pagliaccio, lo sono!”

“Fai il clown se…

 

… te lo senti, se è una cosa che ti fa stare bene” dice Magico Camillo, ricordando due insegnamenti importanti ricevuti durante uno stage: “Quando performi ricordati di respirare perché, quando respiri, il pubblico lo sente” e “Fai le cose che ti fanno stare bene, perché se stai bene tu, sta bene anche chi ti sta intorno”.

 

Emanuele ha abbracciato entrambe le filosofie con un unico, grande principio: “Il clown non è solo il pagliaccio con il naso rosso, la parruccona gialla che fa le gag - conclude - ma è anche emozione e sentimenti. Ti tocca il cuore e ti smuove qualcosa. Ti fa riflettere. E su questo, il circo contemporaneo ha investito molto”. 

 

E prima o poi, torneremo tutti a farci toccare il cuore da Magico Camillo!

Chi è Emanuele Cozzaglio, in arte Magico Camillo

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Emanuele Cozzaglio, quasi mezzo secolo, in arte magico Camillo
trascorre 20 anni nella Polizia di Stato e alla famosa mezza età stravolge la propria vita dando le dimissioni dal servizio e iniziando la attività di clown.
Segue corsi e workshop di varia natura e infine approda al suo personaggio, una sorta di eterno scolaretto innocente, canterino, mago, affabulatore e incantatore di esseri umani!

Accanto alla primaria attività di artista, associa l’attività di insegnante di arti circensi.
Si esibisce in numerosi family hotel del Trentino ma anche nei teatri avendo creato numerosi spettacoli teatrali a basi di circo, musica e sogni accompagnato spesso dai due figli Rachele (acrobata aerea) e Ismaele (mago).

 

L’attività teatrale ha trovato casa nella compagnia magico Camillo che annovera circa 20 soci specializzati in diverse discipline.
 

L’ingrediente principale del personaggio magico Camillo è la poesia, lo stupore e la sognante ingenuità!

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