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Passione videogiochi: tutte le meraviglie del Museo dello Shura

2021-07-02 09:49

Marica Musumarra

Nerd Point,

Passione videogiochi: tutte le meraviglie del Museo dello Shura

Chi ha detto che i videogiochi sono solo roba da bambini? Giuseppe Bordonaro, in arte Shura, ci accompagna alla scoperta di un mondo semplicemente meraviglioso!

Il videogioco è stato finalmente riconosciuto come forma d'arte. Un bel traguardo per il Museo dello Shura che, da sempre, si impegna nella divulgazione della cultura giapponese. E grazie all'esperienza di Giuseppe Bordonaro, comprenderne la vera essenza sarà semplice e coinvolgente!


Che tu sia un appassionato di videogiochi o meno, non importa: ti basta parlare qualche minuto con Giuseppe Bordonaro, in arte Shura, per farti coinvolgere in un mondo magico e molto più interessante di quanto si possa immaginare.

 

Quando si parla di videogiochi, infatti, nell’accezione comune si tende a pensare che si tratti di un settore dedicato ai più piccoli o riservato ai cosiddetti “nerd”, gli smanettoni che amano immergersi in realtà virtuali e paesi immaginari. In realtà non è così: il videogioco, infatti, è stato finalmente riconosciuto come forma d’arte, alla faccia di chi lo ha sempre sottovalutato o ritenuto un passatempo per bambini. E grazie alle esperienze di Shura, ai suoi studi e alla sua grande passione trasformata in vera e propria professione, apprezzarne l’anima e l’essenza si rivela ancora più semplice!

 

Collezionismo… e non solo!

 

La scelta di “Shura” deriva dal nome di un personaggio di un anime giapponese e significa “demone”. Fin da piccolo, infatti, Giuseppe è un grande appassionato del Giappone, della sua cultura, compresi i creatori di videogiochi e fumetti. 

 

A sostenerlo nella sua passione, da oltre 10 anni c’è anche Sabyna, che lo accompagna non solo durante i viaggi all’estero, ma anche nella concretizzazione di idee e progetti diversi ma, al tempo stesso, collegati tra loro da un unico filo conduttore: l’amore per la cultura e il pensiero giapponesi.

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La figura di Shura, infatti, è poliedrica e versatile, come lui stesso spiega: “Mi occupo in primis di collezionismo di videogiochi giapponesi, che risalgono più o meno fino agli anni Duemila. Nel tempo hanno acquistato sicuramente valore economico, ma per me valgono molto di più: hanno un significato nostalgico”. E aggiunge: “Sono anche uno sviluppatore, infatti sto dando vita a un mio videogioco personale, frutto di tutta la mia esperienza, che spero di presentare entro i prossimi due anni”.

 

E dato che ormai il videogioco, come già detto, è stato riconosciuto come forma d’arte, il Museo dello Shura ha tutte le carte in regola per prendere sempre più piede ed essere conosciuto da più persone possibili. 

Il Museo dello Shura

 

Ma in cosa consiste, realmente, questo museo? “Si tratta di un insieme di pezzi - racconta - ciascuno legato a un determinato periodo storico. Per me, il più bello è Shenmue, un videogioco giapponese che risale agli anni Duemila e che mi ricorda il mio primo viaggio virtuale in Giappone. Da lì è praticamente partito tutto! Gli sono talmente affezionato che ogni anno, a Natale, sento l’esigenza di giocarci: le scene sono ambientate, infatti, nel periodo natalizio e questo mi fa sentire coinvolto e partecipe al 100%”. 

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Con queste parole, Shura vuole trasmettere un messaggio molto importante: “Ogni gioco va giocato e vissuto immedesimandosi nel periodo storico in cui è stato ideato e lanciato sul mercato - precisa - altrimenti si perde tutto il significato. Ecco perché i miei pezzi sono tutti importanti per me: ognuno mi ricorda una determinata fase della mia vita e questo, i più giovani, per ovvi motivi, non possono sicuramente capirlo”. 

 

Collegandosi a questo, Shura spiega che l’obiettivo principale del suo museo è proprio quello di divulgare la cultura giapponese a tutto tondo e, quindi, non solo quella parte strettamente legata al videogioco: “Comprende anche fumetti, film, cartoni animati. La mente asiatica è capace di andare oltre - spiega - sia psicologicamente, che a livello creativo. Il suo fascino è talmente intenso e interessante che sarebbe davvero bello farlo arrivare a un pubblico sempre più vasto”. 

 

L’incontro con Keiichirō Toyama e Charles Cecil

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Per arricchire il suo bagaglio culturale e il suo museo, Shura ha viaggiato tantissimo e ha visitato il Giappone più volte, come lui stesso racconta: “Grazie ai miei viaggi e alla partecipazione a Etna Comics sono riuscito a conoscere creatori di videogiochi importanti, due dei quali li porterò sempre nel cuore. In primis, Keiichirō Toyama, il padre di Silent Hill, ancora oggi riconosciuto come tra i migliori giochi horror degli ultimi anni Novanta. Ricordo che ha provato il mio gioco proprio durante l’Etna Comics: gli è piaciuto, si è incuriosito e siamo diventati amici! 

Per fortuna, parlo e capisco un po’ di giapponese, quindi ho avuto l’onore di aiutarlo in occasione della firma copie! Ci siamo tenuti in contatto e io e Sabyna siamo andati a trovarlo: abbiamo avuto modo di confrontarci sulla passione in comune ed è stato non solo appassionante, ma anche estremamente costruttivo”. 

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“Sempre a Etna Comics era presente anche Charles Cecil - continua - famosissimo in Inghilterra. Con la scusa di chiedergli un autografo per un amico, abbiamo parlato e trascorso qualche giorno insieme. Dopo qualche tempo mi ha mandato un pezzo meraviglioso per il museo, che custodisco gelosamente”. 

Lo sbarco su Twitch

 

La pandemia ha colpito, ovviamente, anche Shura e le sue attività. Come tanti altri, ha trovato il modo di darsi comunque da fare sfruttando l’impatto dei social creando il suo personalissimo account su Twitch: “Siamo attivi da circa 6 mesi - spiega - e mi aiuta a organizzare dei veri e propri salottini, attraverso i quali posso parlare di tutto, dalle mie esperienze in Giappone ad alcune chicche legate ai videogiochi”.

 

Ma un canale social ha lo stesso effetto di un evento reale? “Assolutamente no - continua Shura - dato che su Twitch il pubblico è molto basso rispetto a Etna Comics, dove abbiamo un’affluenza di circa 100 persone all’ora. Inoltre il target è completamente diverso: online si possono incontrare anche bambini dai 6 anni in su, che sono sicuramente curiosi ma non rimangono a lungo, dato che non si parla di tecnologie recente e dopo un po’ si annoiano. Di solito ci seguono i più grandi, che si fermano proprio per il fattore nostalgico: riconoscono un gioco legato alla loro infanzia e si lasciano coinvolgere”.

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E non solo, dato che Shura ha una “tecnica” ben precisa per attirare l’attenzione: “Inizio giocando, ma poi mi fermo per spiegare aneddoti o aspetti tecnici: è proprio in quel momento che si crea maggior interesse, perché la gente ha voglia di imparare. Questo, tra l’altro mi ha fatto capire che amo insegnare!”.

 

L’amore per l’insegnamento

 

Shura non è solo un collezionista e uno sviluppatore, ma anche un insegnante (forse non ancora del tutto emerso e sbocciato) che ama trasmettere il suo sapere a chi lo segue: “Per un periodo ho fatto l’assistente in alcune aule di informatica del territorio - racconta - e questa esperienza mi ha aiutato tantissimo. Spiegavo le lezioni proprio attraverso i videogiochi e ho notato che i ragazzi riuscivano ad apprendere velocemente. Nonostante abbia cambiato completamente percorso, porto con me un bellissimo ricordo. Su Twitch non riesco a fare esattamente lo stesso, ma non nego che parallelamente al progetto del museo mi piacerebbe collaborare con le scuole”.

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Le idee non mancano, così come la professionalità e la buona volontà. Ma cos’altro dovrebbe spingere un utente a seguire Shura? “A mio avviso - spiega - i motivi per seguire non solo il mio canale, ma i miei progetti in generale sono 3: posso spiegare anche ai non appassionati come funziona qualcosa di apparentemente difficile e noioso; posso trasmettere il fattore nostalgico anche a chi non c’era nel periodo storico del videogioco; volendo, posso farti toccare con mano i giochi di cui ti ho parlato, magari in occasione proprio dell’Etna Comics”. 

 

L’aspetto più interessante del lavoro di Shura, infatti, è proprio questo: dietro un semplice videogioco si nasconde una storia che, a sua volta, ne racchiude l’anima stessa. Chi non era ancora nato durante il lancio del gioco non potrà mai comprenderla a fondo ma, ascoltando le sue parole, riesce ad avvicinarsi e conoscere. Dopo una chiacchierata con lui, in pratica, ne esci arricchito e con una storia in più da raccontare. 

 

Collezionismo e videogiochi: una coppia senza futuro (?)

 

Collezionare videogiochi non è stato semplice per Shura, che ha sacrificato anni della sua vita per dedicarsi alla sua più grande passione. Molte volte gli è capitato di trovarsi di fronte a un allievo, un follower molto giovane con il desiderio di poterlo un giorno imitare e la sua precisazione è sempre stata la stessa: “Bisogna partire dal presupposto - spiega - che esistono diverse figure simili alla mia: il collezionista, che colleziona e basta e l’accumulatore seriale, che colleziona qualunque cosa e, quindi, non solo i videogiochi giapponesi. Personalmente, agisco in maniera diversa: ho un mio schema temporale mentale, che seguo in maniera categorica. Di conseguenza, non colleziono casualmente, nè in modo compulsivo, ma in base a un criterio logico e storico”.

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Da qui, si evince chiaramente come ad oggi sia praticamente impossibile replicare quanto fatto da lui nel corso della sua vita: “Un ragazzo molto giovane sarebbe impossibilitato per 2 motivi principali: intanto gli mancherebbe il famoso fattore nostalgia, dato che nella maggior parte dei casi avrebbe a che fare con qualcosa a lui totalmente sconosciuto; in secondo luogo, ormai i prezzi dei videogiochi si sono alzati notevolmente; quello che io ho acquistato anni fa a un costo irrisorio, attualmente potrebbe rivelarsi inaccessibile. E poi molti pezzi sono in edizione limitata, ne esistono davvero pochissimi in tutto il mondo. Quale altro collezionista si priverebbe di un’opera d’arte per cederla a qualcun altro?”.

 

La conseguenza è una sola: il collezionismo del videogioco, secondo Shura, non potrà avere un futuro. “Anche io possiedo diverse PS5, ad esempio - racconta - quindi anche consolle moderne, ma ormai tutte le aziende si stanno dirigendo verso le cosiddette macchine ibride. Come per le automobili, che funzionano anche a benzina ma cominciano a proiettarti verso il futuro elettrico, le consolle possono essere sia dotate di lettore cd, sia sprovviste ma con a disposizione un catalogo online dal quale scegliere il gioco che preferisci. Ecco, questo è il primo passo non solo per il gaming del futuro, ma anche per la morte del collezionismo. Se non esiste il cd, cosa si dovrebbe collezionare?”.  

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E per concludere, afferma: “A fronte di questo, mi ritengo un custode dei videogiochi. Il massimo, quindi, che Shura potrà fare in futuro sarà di diffondere la cultura giapponese e di accompagnare gli appassionati nel loro percorso di conoscenza”.

Chi è Giuseppe Bordonaro/Shura

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Mi chiamo Giuseppe Bordonaro ma tutti mi chiamano Shura (abbreviazione di Ashura semidio) per via del mio vecchio nick name che usavo molti anni fa in chat.
 

Da molto piccolo ho coltivato una grande passione che porto avanti tuttora, "il videogioco" che adesso vengono sviluppati in tutto il mondo ed è stato riconosciuto come forma d'arte.
I miei preferiti sono sempre stati quelli Giapponesi perchè avevano una logica fuori dal comune con idee davvero eccezionali, ma non avendo ancora un computer o una console da gioco
ho inziato su carta studiando e disegnando stage e pixel dei giochi più famosi di quel periodo storico e tra questi c'era The Legend of Zelda, Metroid, Castlevania e Super Mario Bros, ricreando e immaginando i video giochi dei miei sogni.

Nel frattempo ho avuto le mie prime console "Atari e il Nintendo Entertainment System" per provare Joystick/Pad alla mano tutta l'emozione che un vero videogioco può regalarti.
 

La tecnologia faceva passi da gigante, il Giappone sfornava una miriade di emozioni ludiche e piccoli grandi capolavori che io seguivo costantemente studiando ogni singolo gioco e il suo creatore, avevo troppa fame di conoscenza che col tempo sarebbe divenuta un bel bagaglio culturale che adesso mi ritrovo anche se a duro costo, lo studio e la dedizione impiegata mi ha portato via molto tempo e anni della mia vita, che una persona normale avrebbe impiegato in modo molto diverso in quella fase di crescita infantile, che poi è quella che tutti chiamano la spensieratezza della gioventù, sacrificavo uscite con gli amici e anche lezioni scolastiche per dedicare un pò del mio tempo a volte bastava anche viaggiare con la mente, il mio metodo di studio più frequente che mi permetteva di fare più cose contemporaneamente e continuare poco alla volta i miei progetti.
 

Insieme a questa mia passione, anzi direi in parallelo, ho portato avanti anche il filone animazione e fumettistico gli "Anime e i Manga", capolavori artistici con un'entità molto simile a quella dei videogiochi e io ne andavo matto.
 

Il mio primo Personal Computer è stato il Commodore 64 anche li giocavo tantissimo e ho iniziato il mio primo approccio alla programmazione tastiera alla mano.
 

Ho continuato la mia strada con lo studio dell' elettronica frequentando una scuola apposita e l'informatica diventando un tecnico riparatore che mi è servito per aggiustare e restaurare molte console storiche in pessime condizioni o molte volte addirittura morte.


Ho avuto la possibilità di fare delle aule di informatica/videoludiche dove ho svolto le mie lezioni con molti studenti e studentesse ed è stata una gran bella esperienza che mi ha riempito di gioia, vedevo brillare i loro occhi incantati pieni di curiosità ed è stato li che ho avuto le mie prime soddisfazioni della vita.
 

Finito il servizio militare volevo andare in Giappone, desiderio scaturito da un gioco "Shenmue", che mi ha portato a studiare e prepararmi una base di Giapponese per capire la loro mentalità e comprendere il loro stile di vita oltre a poter comunicare con loro.
 

Molti anni dopo insieme alla mia compagna con la quale condivido la mia passione per l' oriente siamo finalmente riusciti a fare tanti viaggi in Giappone, mi sono fatto degli amici tra questi Murata San che ha un ristorante italiano a Tokyo e nel suo ristorante abbiamo giocato e ha provato la demo del mio gioco. Siamo stati in visita alla Bandai, Square Enix, e tante case di sviluppo dei miei giochi preferiti, oltre ad aver scoperto una terra enigmatica ma molto affascinante che ha dato vita e alimentato i miei sogni, istruito la mia infanzia e citando Zelda aggiungo che ha riempito i miei cuoricini nel mio HUD della barra energetica!
 

In giro per Tokyo ho ampliato la mia collezione di video giochi e console e ho allestito un Museo di nome "MIDGAR" area ufficiale di EtnaComics evento fieristico catanese, dove una miriade di gente viene a trovarci e a giocare alle nostre console per provare emozioni e cultura pad alla mano.
 

Ho presentato una mia demo che ho sviluppato per testare l'idea che una notte ho avuto di un codice uno "Script" del gioco che sto sviluppando, demo messa su in venti giorni e presentata all' Area Indie di EtnaComics per il solo scopo di vedere la rezione dei ragazzi, molto positiva, occasione che mi ha portato a conoscere dei big del mondo dello sviluppo del video gioco tra questi Charles Cecil il creatore delle avventure grafiche, Hidetaka Suehiro in arte Swery noto sviluppatore carismatico e visionario ha creato Deadly Premonition ed il mitico Keiichiro Toyama creatore di Silent Hill gioco horror per eccellenza.
 

Con Toyama San ci siamo rivisti a Yokohama durante uno dei miei viaggi, ci ha fatto da cicerone mostrandoci cose che non avevamo visto in Giappone, siamo andati a caccia di retro games insieme al maestro e abbiamo condiviso dei bei momenti tra questi, ricordo davanti ad una tazza di thè mi ha raccontato parte della sua vita ed esperienza lavorativa durante il progetto Silent Hill che custodisco gelosamente, abbiamo avuto uno scambio di idee ed opinioni di sano sviluppo quello che piace a noi e dopo una splendida giornata passata insieme e una miriade di foto scattate ci siamo lasciati con la speranza di rivederci presto.

 

Adesso il mio obbiettivo non è cambiato, mi piace condividere le mie emozioni e la mia passione con gli altri e durante la pandemia ho deciso insieme alla mia compagna di aprire un canale Twitch che si chiama NELMUSEODELLOSHURA dove giochiamo in compagnia
ed intrattengo divulgando tra una battuta e qualche aneddoto la mia cultura e la passione con i miei fan.

 

Mi definisco un guardiano della cultura videoludica Giapponese e ogni giorno dedico anima e corpo mettendo in pratica quello che ho imparato e che dentro di me custodisco e che attraverso Midgar il museo del video gioco divulgheremo... Il videogioco quello vero.


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